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Asilo di Riccò - Comunicato Stampa

  LA POSIZIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE DI SERRAMAZZONI

(clicca qui per scaricare il comunicato)

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Il cantiere dell’asilo di Riccò è salito agli onori della cronaca per scelte sbagliate e poco trasparenti attuate dalla precedente Amministrazione. Non possiamo conoscere nel dettaglio gli atti relativi all’inchiesta in corso, né il progetto dell’edificio, né gli accordi che il Comune di Serramazzoni ha preso con la Fondazione privata che ha condotto l’operazione.

Tuttavia vogliamo esprimere chiaramente la nostra posizione, sulla base delle poche informazioni che abbiamo potuto estrapolare dalla stampa locale, dai sopralluoghi svolti all’esterno del cantiere, oltre che dall’esperienza condivisa con i numerosi tecnici che sostengono il M5S di Serramazzoni.

Analizzando l’andamento demografico della nostra popolazione, ricordiamo che a Serramazzoni vi sono stati fino a 90 nati all’anno, riteniamo che una struttura di questo tipo (con tre sezioni di infanzia più una di nido), possa incontrare la soddisfazione delle esigenze dei genitori, anche se purtroppo negli ultimi anni si è registrato un netto calo delle nascite. Ci teniamo a precisare che molti componenti della nostra lista sono anche genitori di bambini che, a settembre 2013, sarebbero dovuti entrare in questa nuova scuola e tutti quanti vorremmo che potesse aprire.

Prima di pensare all’utilizzo della struttura con le finalità per cui  è stata progettata e costruita (ospitare i nostri bambini in un ambiente sicuro, accogliente e confortevole), sarà necessario, stante la contestata illegittimità del titolo abilitativo, accertare se è possibile recuperare la legittimità dell’intervento, sia dal punto di vista strutturale, sia dal punto di vista urbanistico e non ultimo dal punto di vista economico; infatti deve essere molto chiaro l’interesse pubblico del Comune.

Procediamo con ordine:

  1. Dal punto di vista strutturale e geotecnico, la possibilità di costruire sulle frane quiescenti è affidata alle competenze dei geologi e degli ingegneri che devono studiare le soluzioni da approntare, al fine di rispettare le norme tecniche delle costruzioni. Peraltro, l’opera in oggetto deve ancora ottenere il collaudo statico. Il professionista, incaricato del collaudo prima dell’inizio dei lavori, avrà già ispezionato in corso d’opera e controllato che siano state messe in atto tutte le prescrizioni progettuali e siano stati eseguiti i controlli sperimentali. Se questo collaudo non potrà essere ottenuto, crediamo si dovranno eseguire ulteriori indagini (anche geologiche), e di conseguenza riprogettare e mettere in opera tutti gli interventi necessari a rendere sicura l’opera già costruita. Questo modo di procedere a ritroso, come i gamberi, a cui dovrà giocoforza sottostare la nuova giunta, è frutto di scelte a dir poco miopi, dovute alla precedente Amministrazione, in particolare riguardo l’individuazione del sito.
  2. Dal punto di vista urbanistico osserviamo che nel PRG adottato dal comune di Serramazzoni il lotto risulta ancora classificato come Zona G2 “verde pubblico”; inoltre non è soddisfatta la distanza di rispetto cimiteriale. Purtroppo la frazione di Riccò si troverà a dover scegliere: se vuole salvare la scuola,  come auspichiamo, il cimitero di Riccò non si potrà più ampliare, essendo ora chiuso su ogni lato. Riteniamo che non sia nemmeno possibile trasformare la destinazione d’uso del terreno in esame, da Zona G2 “verde pubblico” a Zona G1 “per servizi comunali e di quartiere”, perché la struttura in parola è già stata realizzata e si tratta di una struttura privata, non di una struttura pubblica.
  3. Per quanto riguarda l’aspetto economico, i quotidiani locali parlano di una rata di affitto assai elevata, pari a circa 50 mila Euro all’anno per 27 anni, a fronte di una mancata acquisizione della scuola da parte del Comune al termine del periodo.

 Tra 27 anni il Comune si troverebbe ancora senza un asilo, dovendo decidere se pagare nuovamente un affitto alla stessa Fondazione privata o se accendere un mutuo per costruire una nuova struttura.

 Dall’analisi di questo quadro, assolutamente non è chiaro dove sia l’interesse pubblico per il Comune, peraltro aggiungiamo che il lotto di terreno comunale, prima destinato a verde pubblico (di rispetto cimiteriale), pare sia stato venduto alla Fondazione privata a prezzi calmierati, lasciando in capo al Comune il problema dell’ampliamento del cimitero di Riccò, che potrà avvenire solo costruendo un nuovo cimitero, cosa certamente non semplice ed economica.

 La stessa Fondazione privata si troverà in una situazione economica delicata, poiché la struttura è ora da sanare, oltre che non utilizzabile, e quindi il Comune non potrà certamente pagare l’affitto promesso. Anche questa responsabilità è da attribuire alla precedente Amministrazione, che dopo aver lanciato il sasso ha ritirato la mano, portando un soggetto privato dentro un iter autorizzativo senza via di uscita.

Come risolvere la situazione?

Per rispondere a questa domanda è necessario focalizzare l’attenzione su quali siano gli obiettivi della Fondazione privata.

  •  Se l’obiettivo principale della Fondazione privata è dare una scuola ai bambini per settembre 2013 ed utilizzare la struttura con la finalità per cui è stata progettata e costruita, la migliore soluzione che riusciamo ad immaginare per uscire da questo vicolo cieco in tempi rapidi è dimostrare che ci sia esclusivamente interesse pubblico, quindi la Fondazione privata dovrebbe donare la struttura al Comune di Serramazzoni. In questo modo la futura Amministrazione avrà maggiori poteri di intervento e potrà impegnarsi per modificare lo strumento urbanistico, variando la destinazione d’uso da zona G2 a zona G1, perché la struttura sarà pubblica. Anche dal punto di vista strutturale, il Comune potrà destinare parte delle risorse prima destinate a pagare l’affitto, nell’eseguire le necessarie indagini geologiche ed approntare le opere di messa in sicurezza, se necessarie.
  •  Se invece l’obiettivo principale della Fondazione privata fosse soltanto quello di acquisire le rate degli affitti concordate con la precedente Amministrazione, immaginiamo che si entrerà in un lungo percorso ad ostacoli fatto di ricorsi e contro ricorsi e questa bella struttura rischierebbe di diventare l’ennesima cattedrale nel deserto, abbandonata, emblema di una modalità di gestione della cosa pubblica poco trasparente.

Per tutti questi motivi ci rivolgiamo a Don Franco, presentandoci a lui come Amministratori onesti: a lui chiediamo di adoperarsi affinché il CDA della Pia Fondazione Paride Colfi possa compiere un gesto di grande generosità nei confronti di una Comunità ferita, che ha bisogno di un esempio cristiano per trovare la forza di rialzare la testa e cambiare direzione.